Tratto dalla tesina di diploma ISEF “IL RITMO NEL JUDO” di Riccardo Barigelli
Dopo un analisi dettagliata dei tempi ritmici di esecuzione di alcune tecniche da fermo, l’autore parla di “ritmo nel combattimento agonistico”.
Frequentemente nelle palestre o in gara si sente l’incitamento da parte degli allenatori di “imporre il proprio ritmo” su quello dell’avversario.
Appare evidente che in uno sport di contatto e combattimento quale è il judo, vi è un continuo interscambio tra due corpi strettamente vicini.
Ognuno dei due ha caratteristiche antropometriche, costituzionali, muscolari ben distinte e certamente differenti da quelle dell’avversario.
Queste caratteristiche portano a delle preferenze in ambito ritmico da parte dell’atleta; la velocità di esecuzione varierà in base anche a questo fattore.
Facciamo un esempio per chiarire meglio.
Da sfatare la vecchia convinzione che il judoka debba essere costituzionalmente basso e tozzo.
Negli ultimi anni l’evoluzione tecnica introdotta da alcuni allenatori ed atleti, ha reso evidente la possibilità di ottenere risultati di alto livello anche ad atleti longilinei.
Facciamo riferimento, ad esempio, al tema delle prese.
Un atleta più alto rispetto all’avversari si trova generalmente in difficoltà ad effettuare una presa standard (“all’altezza del cuore”) ed è quindi facilitato se effettua la presa dietro al collo.
Palese appare il fatto che solitamente un longitipo preferisca delle tecniche di gamba o comunque per le quali non siano richiesti piegamenti delle gambe eccessivi, che risultano in ambito di tempo e di armonia del gesto dispendiosi per le sue caratteristiche.
Pur essendo gli atleti suddivisi per categorie di peso, negli ultimi decenni, grazie agli accorgimenti tecnici sviluppati, un atleta si trova spesso di fronte spesso tipi costituzionalmente variabili.
Un longilineo che combatte con un brevilineo, ad esempio, potrebbe preferire movimenti particolarmente ampi e veloci, per portare a segno determinate tecniche.
Preferisce muovere l’avversario il più possibile e non fossilizzarsi ad una lotta da fermo o con poco movimento, in quanto un brevilineo, possedendo una muscolatura più massiccia e concentrata, possiede maggior possibilità di impostare l’incontro in basa alla forza fisica.
Il brevilineo viceversa cercherà di non farsi muovere, poiché l’avversraio potrebbe proiettarlo a terra con facilità, possedendo leve lunghe.
In questo ipotetico incontro vincerà chi riuscirà ad impostare correttamente l’incontro da un punto di vista ritmico; questo è voluto essere solo un esempio su cosa si intende per “imporre il proprio ritmo”.
Infinite possono essere le possibilità e, in taluni casi, potrebbero sconvolgere il primo impatto anche di un occhi esperto; potremmo trovarci di fronte ad un atleta longilineo con una forza assoluta maggiore di un brevilineo, che quindi sarà propenso a combattere staticamente.
Numerose, se non infinite, sono le possibilità di studio dell’impostazione in ambito ritmico di un combattimento di judo e, sicuramente, risultano essere diverse anche in uno scontro con un medesimo avversario, in due competizioni poco distanti nel tempo.
Il bello del nostro sport è proprio questo…